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martedì, Gennaio 18, 2022

Le sette trombe del mosaico di Otranto

Tempo di pandemia, tempo di profezia

Sempre vivo l’interesse per il mosaico della cattedrale di Otranto.  Ripreso a pieno ritmo il flusso dei turisti che lo hanno ammirato questa estate e, accanto alle esclamazioni di ammirazione, anche le critiche. Ultime quelle di Jacopo Fo, figlio del Nobel Dario, che non ha condiviso la presenza dei banchi e ha pregato, sindaco e curia, di “liberare” il pavimento.  Bellezza infinita, ma anche molteplici i tentativi di decodificare i messaggi che ancora oggi, a saper leggere e ascoltare, ci manda il presbitero Pantaleone. Anche in questo tempo di pandemia, che è anche tempo di profezia.  Ce lo sottolineano le sette trombe del mosaico. Il messaggio biblico è chiaro sin dal libro della Genesi: Dio crea la natura e pone l’uomo a custode e signore. Il male non è da Dio che è vita e non morte. I cristiani da sempre sono coscienti che contro alcuni disastri gravi solo l’intervento divino può aiutare e pregano con le rogazioni “a peste, a fame et bello libera nos, Domine!”.

Prima Tromba: alla base dell’albero centrale, inizio della lotta

In particolare alla fine dell’anno Mille c’era la paura che l’imminente seconda venuta del Signore come giudice universale sarebbe stata preceduta dai sette terribili flagelli dell’Apocalisse. Nel secondo millennio, con la crisi ecologica in via di inarrestabile peggioramento e l’espodere della pandemia, sembriamo ricaduti nel terrore di fine mondo o nello stato d’animo  di chi nega tutto per rimanere tranquillo. In passato, la fede in Dio non liberava certo da tali disastri e dalle conseguenti paure, come oggi la fiducia nella scienza non dà rassicurazioni certe contro qualcosa la cui colpa è da addebitare all’uomo. I dati statistici riportano dettagliatamente sia i milioni di morti sia l’estinzione e il depauperamento della flora e della fauna come conseguenza del nostro inarrestabile “progresso”. L’Apocalisse, usando un metodo e uno stile profetico, non è da meno in questo elenco di morti pur con la sua visione millenaristico-religiosa.

Cattedrale: particolare della facciata

Il mosaico di Otranto, realizzato poco dopo il !000, ci riporta alla visione apocalittica vissuta a quei tempi e la evidenzia nelle sette trombe dell’Apocalisse. Il numero 7 è un numero sacro nella Bibbia e riguarda l’agire divino. Dio crea il mondo in 7 giorni. L’Apocalisse parla di 7 sigilli del libro della vita che solo l’Agnello divino può aprire. L’apertura di questi 7 sigilli è segnata con suono di 7 trombe degli angeli che parlano di disastri e di distruzione della terra. Ormai “tempo non vi sarà più oltre”, “è finito ormai il tempo del grande distruttore e devastatore della terra”. Il diavolo, mammona, è condannato con i suoi seguaci all’estinzione nel fuoco eterno. I risorti in Cristo vivranno in cieli nuovi e terra nuova e per una nuova umanità. Nel mosaico la prima tromba suonata da un uomo e una donna avverte della lotta in atto fra il signore di questo mondo e il regno veniente di Dio, iniziato con la creazione dell’uomo. “Porrò ostilità tra il tuo seme (quello del serpente) e quello della donna. Questo ti schiaccerà la testa e tu lo inisidierai nel calcagno”. Questo primo disastro inizia con la distruzione di un terzo degli alberi e delle erbe.

La seconda tromba è suonata nel mare da un uomo che cavalca la balena con una donna. È il secondo avvertimento: morte per i naviganti del mare, che è questo mondo, che cercano riparo sulla balena, che, come una grande montagna, è caduta dal cielo. Al calore del fuoco acceso su di essa dai naviganti per cuocere il cibo, la balena si risveglierà e li trascinerà con le navi nel profondo abisso. Un uomo su uno struzzo, l’uccello senza memoria, suona la terza tromba. L’avvelenamento dell’acqua dei fiumi e delle sorgenti procurerà la morte di un terzo di uomini e animali.  È questa la storia del diluvio. Il suono della tromba è segnato dalle lettere “PRBI”, iniziali delle parole di Dio a Noè che nella Vulgata, la Bibbia in latino, suonano “Pactum Recordabor Bestiis Iride” (Il patto ricorderò alle bestie con l’arcobaleno). Dio, sempre fedele al suo patto creatore, lo ricorda con l’arcobaleno alle bestie smemorate. Sotto la linea dell’altare la tromba suona per le figure del presbiterio, i signori e dominatori della terra che come il sole, la luna e le stelle cadranno portando l’oscurità e il bisogno di un nuovo Oriente, il sole nuovo che sorge, Gesù Cristo. La quinta e sesta tromba sono sulle torri di Ninive che annunciano il messaggio del profeta Giona: “Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta. Convertitevi e pentitevi, cambiando vita”. Il re e i sudditi gli credono mutando comportamento e furono risparmiati con meraviglia dello stesso profeta, incredulo di tanta misericordia di Dio.

“Ormai il tempo è breve, non ci sarà più tempo oltre”: è la settima tromba al seguito del cavaliere col manto intriso di sangue sul cavallo bianco dell’abside che guerreggia e giudica. È la venuta di Gesù Cristo. Richiama tutti i popoli, “amati da Dio” e in particolare i credenti   alla conversione, ma anche alla speranza per la vittoria da Lui ormai conseguita. Tutti sono impegnati in questa lotta che comporterà cieli e terra nuova, un uomo nuovo e la fine dei distruttori della terra.

a cura di Vincenzo Colavero

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