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martedì, Gennaio 18, 2022

Il “viaggio” nel Sud di Marina Valensise, giornalista e scrittrice.

“Una Puglia molto settentrionale”

“Il Sole sorge a Sud” – ha scritto – e d’altronde quest’assunto è tanto più vero proprio in Puglia, prima regione d’Italia a vedere la luce del giorno grazie a una virgola di terra, Capo d’Otranto, che si protende nel mar Adriatico per dare il benvenuto alla prima alba tricolore. E non è solo un fatto astronomico a sentire Marina Valensise, giornalista, scrittrice, già direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi – dal 2012 al 2016 – e oggi consigliera delegata della Fondazione Inda, alias Istituto Nazionale del Dramma Antico, artefice del ciclo di rappresentazioni classiche del Teatro greco di Siracusa. Perché la Puglia, con la sua operosità e la sua “vocazione alla contemporaneità”, è già un modello virtuoso per altri Sud.

Una calabrese che lavora in Sicilia, che ha scritto un libro sul Sud – anzi sui Sud, aggiudicatosi il Premio speciale Mondello per la narrativa di viaggio nel 2013 – e che ama la Puglia… Ma la Puglia che tipo di Sud è?

«Ho scritto “Il Sole sorge a Sud” proprio per raccontare un Sud positivo, che non si arrende, che riesce a trasformare una situazione di apparente svantaggio in un’opportunità. Perché sappiamo quanto l’Italia sia duale, con un’economia trainante al Nord e il Sud ad esportare disoccupazione – e, paradossalmente, cervelli –  e spesso ostaggio della mancanza di fiducia in se stesso. Ho voluto insomma dare una visione diversa da quella vittimistica e rivendicazionista, lamentosa, del Meridione, e l’ho fatto attraversando cinque regioni in quattro stagioni diverse – la Sicilia in estate, la Calabria in autunno, la Basilicata e la Puglia in inverno e, ancora, la Puglia e la Campania in primavera: non a caso il sottotitolo del libro  è “Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento”. L’esigenza, lo ripeto,  era quella di dire basta all’abitudine di piangerci addosso, perché abbiamo competenze, risorse ed energia per trasformare quest’annoso e apparente gap in una situazione di favore. Devo dire che in questo percorso ho trovato tanti Sud uno diverso dall’altro: e la Puglia, a mio parere, è un Sud molto settentrionale, una regione industriale e operosa che fin dai tempi delle Crociate è sempre stata propulsa verso Oriente e verso il Mediterraneo, come dimostra l’esistenza a Lecce, nei secoli scorsi, dell’antica Porta San Marco, che testimoniava come la Repubblica di Venezia, per esempio, avesse nel Salento il suo terminale commerciale».

Marina Valensise con il presidente Mattarella

Anche la Puglia è però un concentrato di molte nature e storie diverse…

«Infatti viaggiando per scrivere il libro mi sono trovata al cospetto di almeno tre o quattro Puglie diverse e contrapposte: il Gargano, l’area di Foggia con la sua agricoltura speciale, le Murge, poi il Salento, poi il Finis Terrae, e quindi ho cercato di raccontare con molta umiltà la diversità di questi territori. E sono confortata al pensiero che a dieci anni di distanza – ho scritto “Il Sole sorge a Sud” nel 2010 e l’ho pubblicato ad aprile 2012- quella mia posizione che poteva sembrare un insulto alla ragionevolezza, il pensiero di un’anticonformista ostinata, sia risultata veritiera. Era, è necessario narrare in modo nuovo le potenzialità del Sud, come oggi teorizza anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: puntare sulla modernizzazione e sulla valorizzazione delle caratteristiche del Sud. Devo quindi dire con piacere che questo libro, cui sono molto legata, è riuscito in modo imprevedibile ad anticipare una tendenza oggi in corso».

 Chi ama la Puglia per il mare, chi per la luce, chi per il vino e la buona tavola. E lei, che la frequenta abitualmente, per cosa l’apprezza?

«Quello che mi piace di più è che si tratta di un Sud felice. Per carità, anche Sicilia e Calabria lo sono, ma da voi ci sono una pervicace tendenza alla felicità, un’operosità e un attivismo unici. Da voi non esiste la cultura del dolce far niente: in qualsiasi borgo o villaggio ti trovi a passare, c’è chi preserva il muretto a secco, chi realizza merletti, la signora che fa le orecchiette artigianali….  E poi la vocazione industriale: non tutti lo sanno, ma l’area intorno a Bari –  la zona di Modugno, per esempio – è un vivaio straordinario di eccellenze tecnologiche che ho raccontato nel libro, e non faccio nomi perché sono passati dieci anni e ne saranno certamente nate altre. E poi un’altra cosa: pur essendo una regione fondata sui valori della famiglia e della tradizione, anche nobiliare, possiede comunque una straordinaria propensione ad essere moderna… una vocazione alla contemporaneità che non riscontro in altri Sud d’Italia. Qualcuno ha tradotto questo principio così: “Quel che conta non è il nascere, ma il procedere”. E questa cultura del fare è secondo me una risorsa tipicamente pugliese».

Marina Valensise

E ancora?

«La luce, il mare, il cielo, la pianura di Puglia, fertilissima e facile da coltivare, non impervia,  che a mio avviso giustifica molte delle qualità dell’antropologia pugliese rispetto ad altri Sud …. Io sono calabrese della provincia di Reggio Calabria, della piana di Gioia Tauro: un paesaggio molto drammatico, con montagne che possono arrivare fino a 1800 metri e altre che precipitano a picco sul mare. Apprezzo quindi la dolcezza della pianura pugliese e la sua esposizione solare… Una terra che non si scoraggia – infatti non è colpita da molti terremoti – e che ha una propensione alla felicità che sta nell’orografia, nel paesaggio, nella sua stessa struttura».

Il luogo che la emoziona di più?

«Ho una predilezione particolare per Trani, secondo me una delle città più belle del mondo e patria di una persona che mi ha dato tanto: il mio relatore di laurea Giovanni Macchia, grandissimo meridionale che mi insegnato, come del resto mio padre, a essere fiera del Sud. Un orgoglio che non è arroganza, non è complesso di superiorità, ma rispetto per le proprie radici. E poi amo anche Taranto, con la sua cattedrale di Gio Ponti che solo i posteri apprezzeranno come merita e la sua struttura stessa, a parte l’Ilva e la tragedia del centro siderurgico: una città-gioiello che insegue il mare e ne è inseguita. L’ho visitata per la prima volta da bambina e mi ha dato una grande emozione, sensazione riprovata quando ci sono tornata per presentare il libro. È una città del Sud che però è esposta a oriente e ha una vocazione mediterranea ai commerci e agli scambi come Siracusa, città che ora frequento per motivi di lavoro. E anche il rapporto con il mare… Le città pugliesi, a differenza di altre città marine, non danno le spalle al mare, ma anzi lo abbracciano».

C’è qualcosa, in questo modello virtuoso, che va modificato?

«Bisogna essere più consapevoli, più attenti a non sprecare queste risorse che vanno custodite e trasmesse a chi verrà dopo di noi: valorizzare, non sciupare. La Puglia è un modello virtuoso di gestione delle risorse – penso a Winspeare, agli amici di Melpignano e al lavoro straordinario fatto con la Taranta – ma dobbiamo essere vigili e rigorosi nell’uso di queste.  Il modello etnocentrico pugliese, oggi, fa scuola e si riverbera per esempio anche nella Sicilia orientale, dove molti turisti arrivano, comprano case, coltivano la terra e creano business interessanti, come è già accaduto in Puglia. Ma tutti, dagli amministratori ai cittadini, devono avere la lungimiranza di capire che non si può abusare delle risorse, fare colate di cemento su coste incontaminate, come accaduto per esempio negli anni Sessanta. Se la Puglia capirà questo diventerà davvero un modello di rinascita per tutto il Sud. Allora, basta costruire per esempio strade a non finire: valorizziamo invece i percorsi alternativi, “elettrici”. Possibile che per andare da Spongano a Santa Maria di Leuca o auto o niente? Insomma, bisogna virare verso un sistema più selettivo e sostenibile. Idem dicasi con il turismo»”.

Pensi: abbiamo creduto per decenni di essere una realtà sottosviluppata e oggi ci ritroviamo esempio virtuoso.

«Intendiamoci: dal punto di vista tecnologico-industriale le vette della Vestfalia e della Brianza sono incomparabili, ma se guardiamo la cosa in termini di civiltà – e non per fare del campanilismo – di qualità della vita, di senso dell’accoglienza, della rete di solidarietà che si crea intorno alle persone, decisamente sì. In questi valori il Sud ha il suo primato: non si tratta di tornare alla cultura dell’ozio, come De Masi ha profetizzato, ma di saper coniugare le necessità del mondo del lavoro e della produzione con questa dimensione della vita sociale e delle singolarità del Sud».

di Leda Cesari

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