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martedì, Gennaio 18, 2022

Dalla vite al vino: quattrocento chilometri divini

La Puglia è tra le poche regioni italiane a ricevere una quantità maggiore di sole tutto l’anno. Baciata e accarezzata da oltre 800 km di coste, con la sua lunghezza di circa 400 Km, divide il mare Ionio dal mare Adriatico. I due mari distano tra loro in alcuni punti meno di 50 Km e questa particolarità crea un ambiente pedoclimatico unico per la vite.

La vite affonda le sue radici fino a 6 metri per assorbire i nutrimenti per poi donare il “sapore della terra”. È proprio il sapore della terra che viene trasmesso al vino che, se lavorato da mani sapienti, ci regala una lettura divina ad ogni sorso. Possiamo sentire nel vino, infatti, i minerali, il sole, cosa ha assorbito durante la permanenza nelle botti, cosa ha ceduto riposando nelle bottiglie e come si evolve nel tempo.

È come leggere un libro autobiografico.

Breve storia della vite

Le prime viti selvatiche,“vitis silvestris”, popolavano la terra 60 milioni di anni fa, l’attuale vite da vino, “ vitis vinifera”, probabilmente un milione di anni fa. Risalgono intorno al 5000 a.C. in territori euroasiatici alcune coltivazioni della vite per produrre vino; intorno al 2000 a.C. arrivarono in Italia le prime viti coltivate ad alberello.

La vite ha dovuto superare mille avversità, dal freddo all’at-

tacco dell’oidio (fungo parassita giunto dall’America) verso la fine dell’800, che colpi in particolare il vigneto francese e lo ridusse al 90%. Il periodo più terribile fu quello caratterizzato dall’attacco all’apparato radicale della vite da parte di un insetto parassita chiamato Fillossera, che ha distrutto l’85% del patrimonio viticolo europeo. Nei primi anni del Novecento, con l’innesto delle viti europee su apparati radicali di origine americana, è stato possibile ripristinare il vigneto del vecchio continente.

Il ciclo annuale della vite comprende un sottociclo vegetativo e uno produttivo

Dopo la vendemmia la vite entra in una fase di riposo, in primavera si formano nuovi germogli che daranno vita ai grappoli che saranno vendemmiati tra l’estate e l’autunno. Il sottociclo vegetativo inizia generalmente in marzo quando il terreno si riscalda, la ninfa risale il tronco; in questa fase assistiamo al “pianto” della vite, cioè alla fuoriuscita della ninfa dai punti dove si è effettuata la potatura. In aprile appaiono i primi germogli che continuano a crescere fino ad agosto, quando si entra nella fase di agostamento o maturazione del tralcio.

Nello stesso arco di tempo la vite segue un sottociclo produttivo: tra aprile e maggio si assiste alla formazione dei primi grappoli, inizia la differenziazione del polline e degli ovuli. Dalla metà di maggio a quella di giugno inizia la fioritura, con l’apertura dei fiori e la fecondazione (che può essere ostacolata dal freddo e dal vento). Nei fiori dove è avvenuta la fecondazione si svilupperanno gli acini: questo momento prende il nome di allegagione. A seconda delle varietà, da metà luglio a quella di agosto, abbiamo l’invaiatura che dà inizio alla maturazione vera e propria con ingrossamento dell’acino. La maturazione dei grappoli può concludersi tra la metà di agosto e la fine di ottobre.

La vendemmia

La vendemmia manuale è molto delicata, permette di scegliere e tagliare con forbici grappoli perfettamente maturi che vengono posti in piccole cassette per evitare che vengano schiacciati (la fuoriuscita del succo darebbe inizio a ossidazioni incidendo sulla qualità del prodotto finale). In alcune zone particolarmente calde la vendemmia si effettua di notte creando atmosfere molto suggestive.

La vendemmia meccanica è comoda, rapida e permette di ridurre i problemi della carenza di manodopera.

Farmers hands holding and cutting white grape from the vines during wine harvest

Il terreno

La vite non richiede terreni fertili, predilige terreni poveri differenziati per la loro tessitura: calcare, marne, scisti, argille e altre.

  • Terreni calcareo marnosi conferiscono ai vini colori compatti e profondi, profumi intensi e variegati, buona struttura, ricchezza di alcol etilico, bassa acidità, finezza e longevità;
  • Terreni calcareo-arenacei contengono sabbia e danno vini equilibrati nelle componenti alcoliche e fenoliche, profumi fini, ma non predisposti a lunghissimi invecchiamenti;
  • Terreni marnoso-ferruginosi e le terre rosse danno vini di ottima qualità;
  • Terreni tendenzialmente argillosi, adatti alla coltivazione di uve a bacca nera, danno vini con pigmentazioni molto intense, sensazioni olfattive complesse, ricchezza di alcol etilico, morbidezza e longevità;
  • Terreni calcareo-argillosi presenti nella maggior parte delle nostre regioni permettono produzioni di grande qualità.

Il terreno della Puglia è principalmente argilloso-calcareo suddiviso in quattro aree: Gargano, Tavoliere, Murge, Salento. Abbiamo i terreni calcareo-argillosi nella parte più a nord, terreni calcareo sabbiosi più a sud.

Dalla vite al vino

L’odore di una cantina è emozionante, bella la vista di botti perfettamente allineate che custodiscono nel loro interno un nettare che al momento giusto risveglierà tutti i nostri sensi. Bere un bicchiere di vino è sempre un’esperienza coinvolgente, dentro ci senti il lavoro, la passione, la terra, il clima…senti tutto il vissuto della vite.

Il vino è vivo, continua ad evolvere mentre riposa nelle botti o nelle bottiglie, assorbendo o cedendo aromi.

La sua storia si intreccia sempre con quella dell’uomo, è affascinante come la mano dell’uomo influenza l’esito di questo prodotto; azioni sbagliate in vigna, pratiche errate in cantina portano ad un risultato deludente.

La Puglia un tempo era definita la “cantina d’Italia”, una grande produzione di vino prendeva la via del nord d’Italia e dell’Europa e serviva “da taglio” dei vini di queste regioni per conferire loro struttura, alcol e colore. Nella prima parte del 900 i vitigni venivano impiegati anche per la produzione del vermouth.

Intorno alla metà del secolo scorso la passione per il loro lavoro e il desiderio di migliorare la qualità del prodotto ha reso i produttori pugliesi più consapevoli del grande potenziale vitivinicolo della loro terra.

Sempre più aziende stanno raggiungendo, o hanno già raggiunto, produzioni di eccellenza. I vitigni autoctoni come Primitivo, Negroamaro e Uva di Troia attualmente danno vita a veri e propri capolavori.

Le uve

Le uve più comuni a bacca rossa sono: Negroamaro, Primitivo, Uva di Troia, Bombino Nero, Malvasia Nera, Susumaniello, Montepulciano, Sangiovese, Ottavianello, Agliano, Aleatico.

Le uve più comuni a bacca bianca sono: Malvasia Bianca, Verdeca, Bombino Bianco, Moscato Bianco, Fiano, Pampanuto, Bianco d’Alessano.

I vitigni internazionali più diffusi sono il Merlot e Cabernet Sauvignon, lo Chardonnay è l’uva bianca più diffusa.

I vitigni sinonimo di Puglia sono: Primitivo coltivato principalmente nella zona centrale, Negroamaro prevalentemente al sud della regione e Uva di Troia diffusa nella parte settentrionale.

A cura di Maria Rita Pio

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